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L’ecologia dei conservatori. Sfida per un ambientalismo senza alcuna ideologia - Terra dei Figli Blog
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L’ecologia dei conservatori. Sfida per un ambientalismo senza alcuna ideologia

L’ecologia dei conservatori. Sfida per un ambientalismo senza alcuna ideologia

Pubblichiamo la recensione di Sandro Bondi, già ministro per i Beni e le attività culturali, uscita sul Tempo del 12 settembre 2026 nella rubrica “Letture sotto l’ombrellone”, e dedicata a L’ecologia dei conservatori. Il ritorno al sacro della natura di Nicola Procaccini, edito da Giubilei Regnani con la prefazione della Presidente Giorgia Meloni. Dello stesso libro il blog si era già occupato ad aprile.

Claudio Rotunno

www.terradeifigli.it

Nicola Procaccini è fra quei politici – sempre più rari – capaci di unire l’impegno politico alla dimensione culturale e teorica. Lo conferma il suo ultimo libro, «L’ecologia dei conservatori», edito da Giubilei Regnani, nel quale affronta con limpida scrittura e chiarezza argomentativa la sfida dell’ambientalismo. Soprattutto dal punto di vista di chi ritiene – non senza ragione – che «non esiste un ecologista più convinto di un conservatore».

Procaccini professa fin dall’inizio il suo debito culturale nei confronti del filosofo Roger Scruton, il quale ha indicato la cura dell’ambiente, più in generale del creato, come uno dei punti qualificanti di un partito conservatore. L’Autore si propone, infatti, di promuovere e far conoscere la visione conservatrice dell’ambiente.

Da una parte, questa impostazione svela un equivoco, quasi esclusivamente italiano, e cioè che la difesa dell’ambiente sia una posizione propria della sinistra, anzi dell’ambientalismo di sinistra; e, d’altra parte, si propone di riempire di contenuti una politica di governo, con l’obiettivo di «coniugare difesa dell’ambiente e produzione, cura del territorio e attenzione alle persone». Si tratta di un compito complesso e arduo, come dimostrato dalle politiche propugnate in questi anni dall’Unione europea, molte delle quali hanno condotto a errori gravi e, in alcuni casi, fatali, per la produzione, per il territorio e per le persone.

Questo esito è quasi sempre l’effetto del prevalere dell’ideologia rispetto ai contenuti programmatici e alle soluzioni realistiche che nascono da una conoscenza approfondita dei problemi.

Tutta la politica del Green Deal dell’Unione europea appare oggi viziata da preconcetti ideologici, imposti all’intera Europa e ai singoli Stati senza una riflessione adeguata di quella che oggi viene chiamata geopolitica e geoeconomia.

Come osserva con obiettività Nicola Procaccini, il Green Deal è un obiettivo condivisibile e apprezzabile, ma viziato fin dall’origine dall’essere un «progetto di ingegneria sociale, impregnato di cieca furia ideologica, avvolto da opachi risvolti economici, con delle punte perfino grottesche».

Procaccini non si sottrae a interrogativi fondamentali, che sono al centro della ricerca scientifica e del dibattito politico. A partire da quello del riscaldamento globale. L’Autore risponde senza ambiguità: sì, negli ultimi decenni la temperatura globale si è alzata di circa un grado e mezzo rispetto ai livelli industriali. Questo dato è certamente un segno di allarme. Tuttavia, Procaccini porta alla luce dati scientifici altrettanto indubitabili: viviamo in un’era Interglaciale, che sta volgendo al termine. Molto probabilmente fra il 200 e il 400 d.C. ha fatto più caldo di adesso. E stiamo parlando solo di un periodo limitato, perché se prendessimo in esame il periodo di 4 miliardi di anni, dalla comparsa del nostro pianeta nell’universo, possiamo presumere, nel corso dell’evoluzione, una perenne ed estrema variazione delle temperature.

Tale impostazione non equivale a negare i problemi del riscaldamento del pianeta, ma a considerarli, per l’appunto, all’interno di una discussione di carattere scientifico e senza radicalismi ideologici. E senza sottovalutare la necessità di «ridurre le emissioni di gas serra, indipendentemente da ciò che fanno gli altri», precisa Procaccini. «La decarbonizzazione – osserva l’Autore, che riveste importanti responsabilità politiche a livello europeo – può essere favorita, incentivata, promossa, anziché imposta attraverso forzature politiche».

Imporre la trasformazione, ad esempio, dei motori termici in veicoli elettrici entro una data prestabilita, anziché favorire la neutralità tecnologica e un percorso più graduale, è stato un errore grossolano frutto di un dirigismo di stampo sovietico.

Dal libro di Procaccini emerge chiaramente che le classi politiche europee e nazionali hanno due strumenti essenziali per scongiurare errori fatali per la nostra economia e per i cittadini: guardare ai risultati del progresso tecnologico, che ci offrono opportunità insperate, e agire con ragionevolezza e misura quando si prendono decisioni impegnative.

Occorre scongiurare ciò che è accaduto in questi anni, attraverso le misure adottate dall’Unione europea. Il libro di Procaccini è senza alcun dubbio un tassello importante della cultura politica della destra italiana, rappresentata da Giorgia Meloni, perché ha il merito di unire la questione della tutela del creato alle questioni etiche poste dall’avanzamento della scienza, affermando, nel contempo, la necessità di rinnovare – senza abbandonarli – i principi fondanti della nostra tradizione cristiana.

Anche i riferimenti culturali che affiorano nel libro non sono un mix casuale e raffazzonato, bensì una scelta frutto di una ricca sensibilità culturale e di una visione nazionale, in cui trovano spazio non solo Scruton, ma anche Pasolini, Langone e Giovanni Paolo II.

Un libro, dunque, da non perdere, assolutamente.

Sandro Bondi

La Redazione